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Gli inviati di Mussolini
I corrispondenti di guerra 1940-1943

di Fabio Fattore, Mursia, Milano 2018

Gli inviati di Mussolini. I corrispondenti di guerra 1940-1943«Se vi volessi male, sapete cosa vi augurerei? Di fare il corrispondente di guerra in una campagna nazionale. Dico nazionale, perché nessuna autorità militare straniera, amica o nemica che fosse, ci ha mai trattato come fanno i nostri, militari e civili.»

Indro Montanelli

Alla vigilia della Seconda guerra mondiale, Mussolini decide che gli inviati dei giornali siano richiamati alle armi e inquadrati in nuclei. Il suo modello è quello tedesco delle Propagandakompanie, ma la versione italiana dei giornalisti-soldati resta lontana dall’originale della Wehrmacht. Il risultato, infatti, è un conflitto permanente tra autorità politica (ministero della Cultura popolare), militare (Comando supremo, ministeri della Guerra, Marina e Aeronautica, comandi locali) e direzioni dei singoli quotidiani, per la gestione, l’orientamento e la censura dei giornalisti. Indro Montanelli, Dino Buzzati, Curzio Malaparte, Paolo Monelli e tanti loro colleghi, più o meno noti, devono indossare la divisa e destreggiarsi in una giungla di ordini e divieti, per cercare di raccontare la guerra agli italiani.

Gli italiani che invasero la Cina
Cronache di guerra 1900-1901

di Fabio Fattore, Sugarco, Milano 2008

Gli italiani che invasero la Cina. Cronache di guerra 1900-1901Estate 1900. La Cina è attraversata dalla rivolta anti-straniera dei Boxer e gli ambasciatori di undici potenze sono assediati a Pechino. L'Italia partecipa alla spedizione di soccorso con circa 2500 tra fanti e marinai, più pochi altri che si trovano sul posto dall’inizio e sono impegnati nella difesa delle Legazioni e nei tentativi infruttuosi di raggiungerle. È la sua prima missione internazionale all'estero, escludendo l'operazione di polizia a Creta del 1897 e la guerra di Crimea del '55, combattuta però dal Regno di Sardegna e senza giustificazioni umanitarie: per la seconda - in Libano - bisognerà aspettare 82 anni. È anche la prima volta che gli italiani, di fatto, scoprono la Cina e i cinesi: attraverso le testimonianze dei giornalisti che mandano corrispondenze, gli ufficiali, i diplomatici e i missionari che scrivono diari e scattano foto, i soldati semplici che vivono sulla loro pelle lo scontro tra due civiltà. Di quell’impresa resterà poco: la minuscola concessione di Tien-tsin, che l'Italia conserverà fino alla Seconda guerra mondiale, una lezione che come al solito non insegnerà niente, un ricordo sempre più sbiadito.

Dai nostri inviati a Giarabub

di Fabio Fattore, Mursia, Milano 2006

Dai nostri inviati a Giarabub di Fabio FattoreGiarabub, Africa settentrionale, autunno 1940. Cinque inviati di guerra raggiungono l'oasi, tra un assedio e l'altro, e raccontano le imprese del comandante Salvatore Castagna e dei suoi uomini. Alcuni di questi giornalisti hanno già preso parte alla guerra d'Etiopia, alla guerra di Spagna e continueranno poi a seguire la Seconda guerra mondiale su altri fronti. Le loro strade s'incrociano a Giarabub, la roccaforte italiana nel deserto della Libia destinata a diventare un mito della propaganda fascista: con la canzone, "La sagra di Giarabub", il film "Giarabub" con l'esordiente Alberto Sordi, il libro di Gianni Brera e poi articoli, manifesti, servizi alla radio. Anche i cinque daranno il loro contributo alla causa.