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Il tenente nella neve che piacque anche a Italo Calvino di Fabio Fattore

Pubblicato su: Il Messaggero (edizione Pesaro)
Data: 08/06/2005

PESARO - Non gli piaceva molto essere il “tenente nella neve”. Ma in fondo quel soprannome era quasi inevitabile, anche Italo Calvino non aveva trovato niente di meglio per definirlo. Quando uscirono le sue memorie nel '56, “Il sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern era già un caso editoriale. E lui, Cristoforo Moscioni Negri di Pesaro, era appunto il tenente di Rigoni Stern. Il tenente del sergente.
“Il Mulino” fa uscire in questi giorni la ristampa del suo libro, “I lunghi fucili”: un riferimento amaro ai moschetti modello '91 degli italiani contro i parabellum a 72 colpi dei russi, in quella tragica campagna del 1941-'43. Moscioni era nato a Pesaro il 9 marzo del '18 da una famiglia borghese: il nonno Antonio, commerciante a Fano, era stato garibaldino e deputato radicale. Laureato in Giurisprudenza nel 1940 e in Scienza politiche nel '42, Moscioni era anche campione di sci: vinse tre campionati e fu selezionato per le Olimpiadi di Helsinki del '40, poi annullate a causa della guerra. Nel '42 fu richiamato negli alpini e combattè in Russia nel battaglione Vestone della divisione Tridentina. Ferito due volte, decorato, fu partigiano nella brigata Gramsci e prese parte nel '44 alla battaglia di Tavoleto. Dopo la guerra si laureò in medicina e si trasferì in Inghilterra, dove si sposò ed ebbe un figlio. «Tornò a Pesaro negli ultimi anni, da solo - ricorda l'amico Eros Urbani, avvocato, anche lui ex ufficiale degli Alpini - Lo vedevo passeggiare in viale Trieste, dove abitava. Si era molto isolato, era cupo, schifato da questa società, ma con me era sempre cordiale e affettuoso».
Il “tenente nella neve” è morto il 9 giugno 2000 ed è sepolto a Pesaro. Ugo Berti Arnoaldi, che ha curato la pubblicazione, spiega come Moscioni rimase deluso dalla prima edizione della Einaudi nel '56: «Attribuì il limitato successo del libro a una presentazione editoriale che lo aveva reso una “minestra riscaldata” ponendolo sulla scia del “Sergente nella neve”, giunse persino a rompere il contratto». In realtà i due libri sono diversi: quello la “piccola Anabasi dialettale” del “sergentmagiù”, questo il racconto meditato e sofferto del giovane ufficiale borghese che si fa uomo scendendo tra i suoi alpini.