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La storia della Cia raccontata da Weiner:la verità sulle spie scritta come romanzo di Fabio Fattore

Pubblicato su: Il Messaggero.it
Data: 04/03/2009

ROMA - Gli Stati Uniti come un gigante cieco, perchè i suoi occhi, cioè i servizi d’intelligence, non vedono come dovrebbero: funzionavano male quando sono nati in modo improvvisato alla fine della Seconda guerra mondiale e hanno continuato di male in peggio per 60 anni, fino alla tragica sorpresa dell’11 settembre 2001 e alla favola delle armi proibite di Saddam che ha scatenato la Seconda guerra del Golfo. Tim Weiner, giornalista del “New York Times” e un paio di Pulitzer alle spalle, si è occupato della Cia per vent’anni e ha sempre sostenuto, in maniera appassionata, questa tesi. Lo ha fatto anche nel suo ultimo libro, “Legacy of Ashes”, che nel 2007 gli è valso il National Book Award e che ora esce in Italia con il titolo “Cia. Ascesa e caduta dei servizi segreti più potenti del mondo” (Rizzoli, 572 pagine).
L’approccio a una materia così controversa e affascinante come la Central Intelligence Agency è quello storico: anche se spesso il “distacco” dello storico lascia il posto alle passioni e allo spirito polemico del giornalista. L’autore si propone di raccontare «come la nazione più potente nella storia della civiltà occidentale non sia riuscita a creare un servizio di spionaggio di prim’ordine e di come questo fallimento costituisca un pericolo per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti». Le spiegazioni si trovano nella storia della Cia, nata dalle ceneri dell’Oss, Office of Strategic Services: la guerra ha cambiato il mondo e l’ha diviso in due blocchi, ora gli Usa sono una superpotenza e il suo nemico è l’Urss, c’è l’urgenza di mettere in piedi un servizio segreto - le potenze della vecchia Europa almeno possono vantare tradizioni ed esperienze secolari, gli Usa no.
Non si bada a spese, ma i soldi da soli non bastano a colmare il divario. Con il tempo, certo, la supremazia tecnologica fornirà all’America tutti quegli strumenti che le permetteranno di “vedere” e “sentire” cosa succede nel resto del mondo: ma gli uomini chiamati a “capire” quelle informazioni e ad agire di conseguenza (anche perchè la Cia si caratterizza da subito non solo per lo spionaggio, ma anche e soprattutto per le operazioni clandestine che mirano a cambiare l’esistente) rischieranno sempre di restare un passo indietro. E non riusciranno mai a scongiurare il pericolo di una nuova Pearl Harbour, l’ossessione di essere attaccati di sorpresa per la quale la Cia è nata.
Weiner racconta come la Cia si sia mossa nella storia del XX secolo, dal Muro di Berlino a Cuba e la crisi dei missili del ’62, l’America Latina e il Medio Oriente. C’è tanta Italia, naturalmente. E’ proprio in Italia, anzi, che si fa le ossa con la sua prima, grande missione al di là delle leggi e del suo stesso statuto: le elezioni del 1948, il terreno su cui battere i comunisti e le mire sovietiche in Europa. Dall’hotel Hassler di Roma transitano valigie di dollari, destinati a politici ed esponenti dell’Azione cattolica. «Avremmo preferito farlo in modo meno rozzo», riferirà Mark Wyatt, «distribuire borse piene di soldi per influenzare l’esito di un’elezione politica non è propriamente il massimo dell’eleganza». Ma funziona. E l’autore aggiunge: «La pratica della Cia di comprare elezioni e uomini politici con borse piene di contanti fu replicata - in Italia e in molte altre nazioni - nei successivi venticinque anni».
Quello che può sconcertare un lettore italiano, in effetti, è la “leggerezza” con cui Weiner tratta la nostra storia - come quella di altri paesi: a volte giustificata dal fatto che in fondo l’Italia era ed è solo una pedina dello scacchiere mondiale, a volte forse meno. Come nelle poche righe in cui sintetizza le imprese di Graham Martin, ambasciatore «innamorato delle operazioni clandestine»: «L’uomo politico da lui appoggiato, Giulio Andreotti, uscì vittorioso da un’elezione sulla quale la Cia aveva riversato denaro contante. Ma il finanziamento occulto dell’estrema destra alimentò un fallito tentativo di colpo di Stato neofascista nel 1970. Il denaro servì a finanziare operazioni clandestine della destra, comprese stragi terroristiche la cui responsabilità i servizi segreti italiani addossarono all’estrema sinistra...». Settantasette pagine di note, in un libro peraltro ben documentato ma che si legge come un romanzo, e nemmeno una per spiegare, citare fonti o aggiungere qualcosa di più su queste incursioni della Cia nella nostra storia.