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Resistenza, tre libri per non dimenticare di Fabio Fattore

Pubblicato su: Il Messaggero.it
Data: 28/04/2009

ROMA - Il racconto della Resistenza in Italia, nonostante i miti e i tabù che spesso ne hanno reso difficile un’interpretazione corretta e distaccata, continuare a piacere e interessare. Specie quando i punti di vista sono diversi e sanno andare oltre la memorialistica e i resoconti di combattimenti. Succede in alcuni libri freschi di stampa.
Il primo è di Giunti editore, “La guerra partigiana in Italia” di Mario Dal Pra (336 pagine, 14.50 euro). Si tratta di un inedito del filosofo morto nel ’92, a cura del suo allievo Dario Borso, docente di Storia della filosofia alla Statale di Milano. Ma la filosofia, in questo prezioso contributo al dibattito storiografico, non c’entra: qui Dal Pra è semplicemente il “partigiano”, dirigente del Partito d’azione e capo del servizio stampa del comando centrale del Corpo volontari della libertà. Non solo è una miniera di notizie: tutte le formazioni partigiane, al momento del loro scioglimento, dovettero consegnare al Cln i resoconti dettagliati sulle loro attività, che Dal Pra raccolse e ordinò geograficamente e cronologicamente. C’è anche, infatti, il punto di vista del Partito d’azione, che si discosta dalle interpretazioni più note: specie nei giudizi contenuti nei primi capitoli, quelli sulla nascita della Resistenza e la difesa di Roma. E c’è di più: il dattiloscritto pubblicato contiene le note originali apposte dal generale Raffaele Cadorna, comandante dei Volontari della libertà, spesso in contrasto con lo stesso Dal Pra.
Di Resistenza si parla anche in due nuovi libri della Mursia: il primo appartiene a un genere di microstoria locale che, per come è raccontata, sa colpire la fantasia dei lettori al di là dei confini; il secondo è la biografia di un “resistente”, ricostruita dagli studenti di un liceo torinese che l’hanno ascoltata dalla sua voce.
“Sulla linea del fuoco” (308 pagine, 18 euro) è, come spiega bene il sottotitolo, un affresco ben strutturato fatto di “storie di partigiani, soldati e gente comune sulla Linea Gotica Pistoiese”. L’episodio centrale è l’imboscata che costa la vita a Wilhelm Crisolli: l’unico generale tedesco caduto in Italia, durante la Seconda guerra mondiale, in seguito ad un’azione partigiana. In quella stessa azione trova la morte anche Ludovico Venturi, nome di battaglia Molotov: un personaggio chiave del mito che la gente del posto ci avrebbe costruito. Ma i veri protagonisti del libro, forse, sono una fabbrica e la comunità che le ruota attorno, la Smi di Campo Tizzoro, che produce munizioni: importante tanto per la popolazione locale (come fonte di lavoro, ma anche laboratorio della Resistenza), quanto per gli eserciti che si fronteggiano. I tedeschi ci mandano come addetto alla produzione bellica l’ingegner Kurt Kayser, il “Kaiser” lo chiamano in paese, che «avvalendosi della propria autorità, salva la vita a centinaia di persone, specialmente a quelle portate dentro le gallerie dopo il rastrellamento del 13 settembre 1944». Ma ci sono anche i maneggi della dirigenza italiana della Smi, che «ha preso contatto con i servizi segreti britannici e ha fatto da intermediaria per i lanci di armi ai partigiani». A ricostruire i frammenti della storia (con l’editing di Maurizio Pagliano) è Daniele Amicarella, pubblicista pistoiese che lavora per il Corpo forestale dello Stato: nel 2005, sempre per la Mursia, aveva percorso il suo Appennino per scrivere “Quelli della San Marco. Sul fronte dell’Abetone gennaio-aprile 1945”, ora ci torna con le stesse curiosità e passione.
“Storia partigiana. La guerra, la deportazione, la liberazione nelle memorie di Giorgio Ferrero” (247 pagine, 17 euro) è un libro scritto da Paola Albertetti, insegnante di lettere all’“Amaldi” di Orbassano, e dai suoi ex allievi Stefano Bertolotto, Nadia Orecchio e Alessandro Tollari. Nel 2007 hanno intervistato Ferrero più volte in classe, l’anno dopo il loro progetto è stato premiato al concorso nazionale “Eurostory” indetto dalla Fondazione per la scuola della Compagnia di San Paolo di Torino, infine quest’anno è uscito il libro per la Mursia. Ferrero è uno come tanti, con la sua storia fatta di sofferenza e riscatto. A 19 anni lascia la facoltà di Ingegneria a Torino per andare a fare il partigiano sulle Alpi liguri. Catturato, finisce prima nel campo di Mauthausen, poi in quello di Ebensee. Quando i tedeschi scoprono che sa usare gli esplosivi (aveva fatto pratica nelle azioni di sabotaggio) lo promuovono operaio specializzato, addetto alla costruzione di gallerie. Dalla schiavitù dei lavori forzati esce vivo, ma segnato. Dopo la guerra ritrova la pace in Arabia, lavorando alle trivellazioni del petrolio: «Là nessuno sa, nessuno fa domande».