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L'anno terribile tra il '44 e il '45 che cambiò il nostro destino di Fabio Fattore

Pubblicato su: Il Messaggero.it
Data: 03/07/2009

ROMA - Già dalle prime pagine capisci che c’è qualcosa di nuovo nel modo di affrontare la storia, qualcosa che mancava. La scena è a Roma, in via del Tritone. Carla Capponi, una ragazza di 22 anni, una pistola nella tasca dell’impermeabile, finge di leggere il giornale esposto all’esterno del “Messaggero” e intanto aspetta il compagno che deve darle il segnale. Sono le 14 del 23 marzo 1944: di lì a poco, al passaggio di una colonna del reggimento di polizia militare “Bozen” in via Rasella, sarà l’inferno.
Non è un particolare da poco che uno storico anglosassone, volendo raccontare la campagna d’Italia (o meglio, il suo anno cruciale: dal maggio del ’44 all’aprile del ’45) cominci da via Rasella e le Fosse Ardeatine, cioè l’inizio della strategia del terrore contro i civili per piegare i partigiani. Il libro s’intitola “L’anno terribile” (Longanesi, 637 pagine, 29 euro) e l’ha scritto uno storico britannico, James Holland, già autore di altri studi sulla Seconda guerra mondiale tra cui “La fortezza Malta”. Quando a scrivere sulla campagna d’Italia sono gli inglesi e gli americani, in genere gli italiani (i partigiani, i militari che combattevano per il Regno del Sud e la Repubblica di Salò, la popolazione che pagava il prezzo più alto) o non ci sono, o sono semplici comparse. Quando a scrivere sono gli italiani, spesso succede il contrario. Nel libro di Holland gli alleati, i tedeschi e gli italiani hanno tutti pari importanza e dignità. Questa è la lezione più importante: l’equilibrio, la completezza. Ma anche il modo di raccontare la storia, di renderla avvincente e “umana”, ricca di calore e colore senza però rinunciare al rigore né farsi prendere la mano dalla fantasia.
Così, accanto ai protagonisti come i generali Alexander, Clark, Kesserling, von Senger, emergono le piccole storie di semplici soldati: reduci di entrambi gli schieramenti che l’autore ha rintracciato e intervistato o di cui ha ricostruito le vicende. Tutti i colloqui sono stati poi archiviati nell’Imperial War Museum di Londra, i più significativi sono diventati il sale di questo libro. E gli italiani, militari e civili, sono tanti.
Si comincia con Carla Capponi del Gap di Roma, fidanzata e poi moglie del comandante Rosario Bentivegna. C’è la figlia illegittima del Duce, Elena Curti, attiva nel governo della Repubblica sociale. Ci sono i combattenti, come Antonio Cucciati della X Mas, Roberto Vivarelli volontario dei “Giovani fascisti” e della “Bir el Gobi”, il tenente Eugenio Corti della “Nembo”, il soldato Cosimo Arricchiello che dopo l’armistizio vive nascosto in una valle del Piemonte lavorando come bracciante, i partigiani Gianni Rossi e Carlo Venturi della “Stella rossa”. Ci sono, poi, tanti civili delle località più martoriate a ridosso delle linee Gustav e Gotica. Holland dà voce ai civili e, nel contesto delle operazioni militari del 1944-’45, da Cassino fino alla liberazione, sa trovare il giusto spazio per ricordare anche le loro sofferenze, gli oltre 700 massacri di civili nel Nord Italia commessi per rappresaglia da tedeschi e fascisti. Senza dimenticare, nelle ultime pagine dove si scopre tra l’altro che ne è stato a guerra finita dei principali protagonisti, che «le rappresaglie dei partigiani contro i fascisti furono terribili in tutto il Nord, dove furono uccise almeno quindicimila persone, forse addirittura trentamila... Persino le stime più moderate suggeriscono che ci furono più morti in questo rapido e selvaggio spargimento di sangue che durante tutti i rastrellamenti. La guerra civile è sempre particolarmente barbara».
Viaggiando su e giù per l’Italia, Holland nota come siano rimaste poche tracce, ormai, a ricordo della guerra che la sconvolse oltre 60 anni fa. «Ben presto anche gli ultimi superstiti scompariranno e la guerra sarà finalmente parte di una storia più lontana».