Sei in: Home Page > Dai nostri inviati a Giarabub > Recensioni > Recensione

Recensioni

Dai nostri inviati a Giarabub

Giarabub, Africa settentrionale, autunno 1940. Cinque inviati di guerra raggiungono l’oasi, tra un assedio e l’altro, e raccontano le imprese del comandante Salvatore Castagna e dei suoi uomini. Alcuni di questi giornalisti hanno già preso parte alla guerra d’Etiopia, alla guerra di Spagna e continueranno poi a seguire la Seconda guerra mondiale su altri fronti. Le loro strade s’incrociano a Giarabub...

Giornalisti di guerra, l'epopea di due abruzzesi di Monica Di Pillo

Pubblicata: Il Messaggero edizione Abruzzo
Data: 27/04/2006

Ferdinando Chiarelli e Antonio Piccone Stella. A questi due giornalisti abruzzesi in prima linea va il merito di aver raccontato agli italiani le guerre del fascismo.
Testimoni dei conflitti in Etiopia e in Spagna e della seconda guerra mondiale, hanno fatto da apripista agli inviati di guerra abruzzesi. La lunga e affascinante tradizione abruzzese nel giornalismo di guerra parte proprio da loro fino ad arrivare ad Antonio Russo, l'inviato francavillese di Radio Radicale ucciso in Georgia nel 2000. Ed è a Chiarelli e Piccone Stella, come ad altre illustri penne del giornalismo italiano, che Fabio Fattore, giornalista de "Il Messaggero", dedica il libro "Dai nostri inviati a Giarabub", che sarà presentato oggi alle 17.30 al Mediamuseum di Pescara.
Fabio Fattore ripercorre l'epopea di Giarabub partendo dall'autunno del 1940, quando cinque inviati di guerra raggiungono l'oasi nel mezzo del deserto libico, il cui nome è legato ad uno degli episodi più famosi dell'ultima guerra sul fronte africano. Giarabub fu infatti l'ultimo caposaldo italiano a resistere sul fronte della Cirenaica durante la prima offensiva britannica. Cadrà solo il 21 marzo del 1941 e subito inizierà la leggenda, consacrata da articoli, manifesti, programmi alla radio e perfino da un film con l'esordiente Alberto Sordi. In realtà la resistenza di Giarabub se da un punto di vista militare ha un'importanza marginale, ne ha una enorme per come fu usata dalla propaganda. Alla creazione del mito i giornalisti, alcune volte in modo inconsapevole, altre in maniera diretta, diedero un contributo eccezionale. A cominciare dai cinque che, nell'autunno del '40, riuscirono a raggiungere l'oasi assediata: Bruno D'Agostini de "Il Messaggero", Pier Maria Bianchin della "Tribuna", Stanis Ruinas de "L'Ora" e appunto i nostri Ferdinando Chiarelli del "Giornale d'Italia" e Antonio Piccone Stella del "Giornale radio". La vita di Ferdinando Chiarelli, nato nel 1904 a Fossa, in provincia dell'Aquila, nel saggio di Fattore si svela passando dalla gioventù, segnata dall'incontro con il barone Francesco Bonanni e con il poeta e giornalista Fausto Maria Martini, fino alla direzione del "Corriere d'Informazione", nuova edizione pomeridiana del "Corriere della Sera". Avvincente anche l'esperienza di Antonio Piccone Stella, nativo di Torricella Peligna, in provincia di Chieti, autore del "Giornale Radio" che il 18 aprile del '48 mandò a votare milioni di italiani falsando di proposito i dati dell'affluenza alle urne.