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Recensioni

Dai nostri inviati a Giarabub

Giarabub, Africa settentrionale, autunno 1940. Cinque inviati di guerra raggiungono l’oasi, tra un assedio e l’altro, e raccontano le imprese del comandante Salvatore Castagna e dei suoi uomini. Alcuni di questi giornalisti hanno già preso parte alla guerra d’Etiopia, alla guerra di Spagna e continueranno poi a seguire la Seconda guerra mondiale su altri fronti. Le loro strade s’incrociano a Giarabub...

Giarabub, cinque inviati di guerra nell'inferno di sabbia e di fuoco di Franco Panzerini

Pubblicata: Giornale di Brescia
Data: 10/06/2006

Il libro Dai nostri inviati a Giarabub di Fabio Fattore è l’affascinante storia di cinque giornalisti corrispondenti di guerra che raggiunsero tra una battaglia e l’altra la sperduta oasi nel deserto libico, oasi che diventerà l’unico caposaldo italiano a resistere tenacemente, e completamente isolato, sul fronte cirenaico durante la prima grande offensiva inglese.
Sarà una battaglia durissima e disperata che ispirerà poi libri e film e soprattutto ispirerà la famosa canzone La saga di Giarabub: «Colonnello non voglio pane dammi il piombo pel mio moschetto».
Ma il libro non arriva subito alla mitica battaglia, prima ci racconta le vicende di molti inviati sui vari fronti di guerra della Seconda guerra mondiale e sui fronti di Spagna e dell’Africa Orientale. Fra essi troviamo nomi famosi come quelli di Indro Montanelli, Dino Buzzati, Luigi Barzini, Paolo Monelli, Giorgio Pini, Curzio Malaparte. I coraggiosi giornalisti che nell’autunno del 1940 partono per l’oasi di Giarabub sono cinque: Pier Maria Bianchin, Ferdinando Chiarelli, Bruno D’Agostini, Stanis Ruinas, Antonio Piccone Stella e per arrivarci percorrono una pista che da Bardia si snoda nel deserto per 255 chilometri. Un viaggio lento e faticoso, irto di pericoli che li porta in un mondo strano, quasi fuori dalla realtà, una sperduta oasi con le sue palme, i suoi piccoli laghi, i suoi pozzi e la sua acqua malsana, un vero «buco nel deserto», un piccolo spazio di terra in estrema lotta con il deserto, dove sorge anche un piccolo paese dominato da una bellissima moschea cuore del popolo arabo, anch’essa quasi sommersa dalla sabbia.
Sono oltre mille i soldati fra nazionali e indigeni che difendono Giarabub, bene occultati nelle loro fortificazioni e comandati dal tenente colonnello Salvatore Castagna, un ufficiale «duro e vigoroso come un nerbo».
In dicembre, dopo un periodo di relativa calma, comincia in Cirenaica una violenta offensiva inglese che investe anche Giarabub che giorno dopo giorno viene chiusa da un implacabile assedio con pochi viveri e poche munizioni.
Già dai primi giorni il presidio è alla fame anche se dai nostri aerei vengono lanciati saltuari rifornimenti. I combattimenti si fanno sempre più duri e il caposaldo è costantemente martellato dalle artiglierie nemiche, eppure resiste con eroismo ma poi ormai decimato, in un inferno di fuoco, alle 14 del 21 marzo 1941 si arrende. Anche il suo comandante viene fatto prigioniero ma quando tornerà in Patria scriverà un volume sulla battaglia di Giarabub.
Questo libro di Fattore, che si rivela scorrevole come un romanzo, ha il pregio di riportarci alla memoria una grande battaglia che seppe entrare nel cuore della gente anche attraverso la canzone che ispirò. Una battaglia divenuta leggenda e che si è potuta ricostruire anche per merito dei cinque giornalisti che si salvarono e continuarono in altre zone di guerra il loro rischioso lavoro di inviati speciali.