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Recensioni

Dai nostri inviati a Giarabub

Giarabub, Africa settentrionale, autunno 1940. Cinque inviati di guerra raggiungono l’oasi, tra un assedio e l’altro, e raccontano le imprese del comandante Salvatore Castagna e dei suoi uomini. Alcuni di questi giornalisti hanno già preso parte alla guerra d’Etiopia, alla guerra di Spagna e continueranno poi a seguire la Seconda guerra mondiale su altri fronti. Le loro strade s’incrociano a Giarabub...

Recensioni di Angelo Pinti

Pubblicata: Panorama Difesa
Data: 01/03/2007

Quel nome tanto esotico, quasi da operetta, forse dice poco o nulla ai lettori di oggi, ma ci fu un tempo in cui era molto conosciuto. Giarabub è il nome di un’oasi del deserto libico dove nel 1941 combatterono i soldati dell’unico caposaldo italiano che resistette alla prima offensiva britannica in Cirenaica, cadendo solo il 21 marzo 1941. Il regime fascista ebbe gioco facile a sfruttare l’episodio a fini propagandistici, pompandolo a dismisura fino a farne qualcosa di mitico. Oltre a molti articoli di giornale, vennero scritti programmi radiofonici, un film con Alberto Sordi e una canzone intitolata “La sagra di Giarabub”, il cui protagonista chiedeva al suo comandante di non dargli pane ma piombo per il moschetto. L’episodio è successivamente caduto nell’oblio, gravato della pesante ipoteca “fascista” e della sua modesta rilevanza bellica.
Fatta la doverosa premessa, diciamo subito che il libro non è una rievocazione storica del fatto d’armi di Giarabub, che Fattore peraltro delinea con cura utilizzando le fonti italiane e anglosassoni, oltre alle testimonianze degli ultimi reduci rimasti in vita, quanto un’indagine sul ruolo degli inviati di guerra italiani sotto il fascismo, del mondo in cui dovevano conciliare le esigenze della professione con quelle del regime. Per farlo, l’autore ha raccolto ogni tipo di informazione sul lavoro svolto da cinque giornalisti – Pier Maria Bianchin, Ferdinando Chiarelli, Bruno D’Agostini, Stanis Ruinas e Antonio Piccone Stella – le cui strade professionali si incrociarono a Giarabub. Con i loro resoconti (oltre a un libro di Chiarelli), i cinque inviati diedero un indubbio contributo a edificare la mitologia fascista sorta intorno al fatto d’armi e alla resistenza del presidio italiano. Ma il modo in cui lo fecero e le motivazioni che li animavano non sono affatto scontati. Il libro dimostra molto equilibrio nel collocare le vicende nel loro contesto storico-culturale, tanto che ad emergere, alla fine, è il rispetto del giornalista Fabio Fattore (redattore del “Messaggero”) per colleghi che seppero dare prove di notevole professionalità in mezzo a situazioni difficili, e al netto degli inevitabili compromessi. Da sottolineare che le vicende dei protagonisti sono ricostruite non solo in relazione ai fatti di Giarabub, ma anche alle esperienze precedenti (come la guerra di Spagna) e a quelle successive.
Un lavoro particolarmente riuscito, questo di Fabio Fattore, soprattutto ben concepito. I diversi piani della narrazione – storico, militare, professionale e personale – interagiscono in modo efficace dando profondità al testo, sorretto anche da una notevole qualità di scrittura. Il volume, a cura di Maurizio Pagliano, ha un inserto di otto pagine di fotografie, incluse le riproduzioni di una cartolina d’epoca e della copertina del libro “Giarabub” di Ferdinando Chiarelli, padre di Paolo, giornalista storico del Corriere della Sera e autore della presentazione.