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Recensioni

Dai nostri inviati a Giarabub

Giarabub, Africa settentrionale, autunno 1940. Cinque inviati di guerra raggiungono l’oasi, tra un assedio e l’altro, e raccontano le imprese del comandante Salvatore Castagna e dei suoi uomini. Alcuni di questi giornalisti hanno già preso parte alla guerra d’Etiopia, alla guerra di Spagna e continueranno poi a seguire la Seconda guerra mondiale su altri fronti. Le loro strade s’incrociano a Giarabub...

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Pubblicata: Rid Rivista italiana difesa
Data: 01/04/2007

Nell’autunno del 1940 cinque inviati raggiungono, tra un assedio e l’altro, l’oasi di Giarabub, nel deserto libico. Di lì a poco quello sarà l’unico caposaldo italiano a resistere sul fronte della Cirenaica durante l’offensiva britannica. Cadrà solo il 21 marzo del 1941, e quell’eroica resistenza darà inizio ad una leggenda: articoli, manifesti, programmi radiofonici, un film con Alberto Sordi allora esordiente e la canzone “La sagra di Giarabub”, con la strofa “colonnello non voglio pane” che rimase nell’immaginario di intere generazioni. Quell’avvenimento fu utilizzato dal regime fascista per costruirsi un mito, forse il più celebre della Seconda Guerra Mondiale, cui diedere il loro contributo i giornalisti Pier Maria Bianchin, Ferdinando Chiarelli, Bruno D’Agostini, Stanis Ruinas, Antonio Piccone Stella, che conobbero il colonnello Salvatore Castagna e i suoi uomini. Dopo aver seguito le operazioni belliche in Etiopia e in Spagna, questi cinque giornalisti s’incontrarono a Giarabub, e l’autore cerca di raccontare le loro storie con onestà, nel bene e nel male, per capire come le loro cronache fossero funzionali al regime e come abbiano contribuito alla creazione del mito. Da questo punto di partenza, il volume ricostruisce i veri fatti riguardandi Giarabub attraverso fonti scritte e testimonianze dei reduci per capire quale sia stata la realtà, al di là del mito. Infine, il libro è un tributo ai giornalisti del passato, capaci di fare bene il loro mestiere nonostante tutto, e ai soldati che morirono per difendere un pozzo salato e poche palme nel mezzo del deserto, fatti diventare eroi dal Fascismo ancor prima di sparare un colpo e dimenticati altrettanto in fretta dall’Italia democratica.