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Recensioni

Dai nostri inviati a Giarabub

Giarabub, Africa settentrionale, autunno 1940. Cinque inviati di guerra raggiungono l’oasi, tra un assedio e l’altro, e raccontano le imprese del comandante Salvatore Castagna e dei suoi uomini. Alcuni di questi giornalisti hanno già preso parte alla guerra d’Etiopia, alla guerra di Spagna e continueranno poi a seguire la Seconda guerra mondiale su altri fronti. Le loro strade s’incrociano a Giarabub...

Dai nostri inviati a Giarabub di Gloriana Bertoni

Pubblicata: Secolo d'Italia
Data: 08/09/2007

Quella, a Giarabub, era l’ora della nostalgia. Italiani e libici, insieme, facevano circolo nel buio, intorno alla radio che portava le notizie da casa. L’oasi vista dall’alto era appena una fenditura nel vasto deserto pirenaico, ma in Italia, durante la Seconda Guerra Mondiale, essa assurse a mito e simbolo di coraggio, eroismo e dedizione alla Patria. Mille e trecento uomini, un pugno al confronto con le preponderanti forze anglo-australiane, lottarono fino all’ultimo uomo. Privi anche di munizioni, oltre che di cibo ed acqua, resistettero fino alla morte in un disperato e sanguinoso tentativo di non arrendersi all’assedio nemico. Fu per questo che Giarabub divenne poi anche un’indimenticabile canzone che, per tutto il periodo bellico, esercitò in Italia sull’immaginario collettivo lo stesso fascino che, per il popolo tedesco ebbe Lilì Marleen. E sull’onda dell’mozione uscirà anche un film. Protagonisti due grossi calibri come Carlo Ninchi e Doris Duranti, la dive dei “telefoni bianchi” di cui si sussurrava fosse l’amante del ministro Tavolini. In una porticina, un giovane attore che si chiamava Sordi Alberto.
L’autore di questo libro, Dai nostri inviati a Giarabub, Fabio Fattore, ha realizzato un ben riuscito miraggio fra saggio e romanzo. A fornirgli l’ispirazione, un altro vecchio libro scovato su una bancarella, La difesa di Giarabub: a scriverlo era stato proprio quel colonnello Castagna che, insieme ai suoi uomini si era battuto fino all’ultimo. Poi, ferito e catturato, aveva continuato a gridare ai due robusti australiani che lo trascinavano via: «No surrender, no surrender», «Non mi arrendo». Fattore è così partito alla caccia. Doveva individuare gli ultimi inviati che erano transitati per Giarabub ed entrare in possesso delle loro corrispondenze di guerra. Il libro si fonda proprio sulle corrispondenze di Stanis Ruinas dell’Ora di Palermo, Antonio Piccone Stella del Giornale Radio, Bruno D’Agostini del Messaggero, Ferdinando Chiarelli del Giornale d’Italia, Pier Maria Bianchin della Tribuna.
Essi avranno una lunga storia professionale, le loro vicende non cominciano né finiscono con Giarabub. Vengono da altri fronti e su altri fronti andranno. L’Etiopia di Graziani, la Spagna della guerra civile, la Grecfia dove assisteranno a una “Notte dei cristalli” all’inverso (saranno gli ebrei a fracassare le vetrine dei negozi tedeschi e italiani). E poi l’Albania, la Jugoslavia, la Francia, la Russia… Si incontrano e si rincontrano a distanza di mesi e di anni e le loro storie si intrecciano con importanti eventi nazionali ed internazionali.
Fabio Fattore dichiara apertamente la sua ostilità all’ideologia di destra e questa ostilità, nel corso del racconto, rappresenta spesso un pregiudizio che non contribuisce alla chiarezza. Tuttavia, egli stesso ammette che le limitazioni imposte dalla censura fascista non complicarono particolarmente la vita ai giornalisti. Comunque, quando la professionalità c’era, emergeva. Viceversa, è di pubblico dominio che i giornali oggi sono, per la maggior parte, pesantemente controllati da gruppi di potere la cui censura non è meno occhiuta di quella dei lontani anni ’30 e ’40.