Sei in: Home Page > Dai nostri inviati a Giarabub > Recensioni > Recensione

Recensioni

Dai nostri inviati a Giarabub

Giarabub, Africa settentrionale, autunno 1940. Cinque inviati di guerra raggiungono l’oasi, tra un assedio e l’altro, e raccontano le imprese del comandante Salvatore Castagna e dei suoi uomini. Alcuni di questi giornalisti hanno già preso parte alla guerra d’Etiopia, alla guerra di Spagna e continueranno poi a seguire la Seconda guerra mondiale su altri fronti. Le loro strade s’incrociano a Giarabub...

Dagli inviati a Giarabub

Pubblicata: Corriere di Forlì
Data: 28/02/2006

Forlì - “Le storie di cinque giornalisti italiani, la loro partecipazione alla guerra d’Etiopia e di Spagna, la Seconda guerra mondiale, e un episodio di cui furono testimoni: la resistenza dell’oasi di Giarabub, nel deserto della Libia, nell’autunno 1940”. Oggi sono chiamati “embedded”, gli inviati di giornali e televisioni che sfidano la paura per raccontare l’atmosfera bellica dal cuore delle operazioni: del loro affascinante ruolo nel periodo dell’“impero” fascista si parla nel mix tra saggio e romanzo “Dai nostri inviati a Giarabub”, scritto del giornalista forlivese Fabio Fattore, e pubblicato dall’illustre casa editrice milanese Mursia. Fattore - nato a Forlì nel 1968 - ha studiato filosofia all’Università di Bologna, laureandosi con una tesi in storia del giornalismo. Nella seconda metà degli anni ’80 ha cominciato a scrivere per settimanali e quotidiani locali (“Romagna Sera”, “Gazzetta di Rimini”, “Gazzetta di Forlì”), e dal 1990 è redattore ordinario del “Messaggero”, redazione di Pesaro.Tra le altre cose aveva già pubblicato, insieme a un altro collega forlivese, Mauro Evangelisti, “Carretera central. Appunti di un viaggio a Cuba”. Lo stesso Fattore commenta così la sua ultima fatica. “In realtà la resistenza di Giarabub, se da un punto di vista storico-militare ha un’importanza marginale - limitata alla curiosità di battaglie combattute in pieno deserto del Sahara, che per la natura stessa dei luoghi dovettero seguire regole tutte proprie - ne ha una enorme proprio per come fu usata dalla propaganda fascista. E se gli esperti del regime scelsero proprio quell’episodio e non altri per cercare di risollevare il morale a un popolo sempre più stanco e scontento, un motivo ci doveva pure essere. Nella creazione di questo mito i giornalisti - ora in maniera inconsapevole, ora in maniera diretta - diedero un contributo a dir poco eccezionale”.