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Recensioni

Gli italiani che invasero la Cina. Cronache di guerra 1900-1901

L'avventura italiana in Cina nel 1900: una pagina quasi dimenticata su cui si è scritto molto poco. Al massimo è stata considerata un'appendice del tutto marginale alla storia del colonialismo italiano. In realtà, di spunti interessanti ne offre tanti...

La prima volta degli italiani in Cina di Fabio Gavelli

Pubblicata: Il Resto del Carlino. Edizione Forlì
Data: 19/05/2008

Scavare fra le pieghe della storia, ponendo sotto i riflettori protagonisti di secondo piano. E’ questo l’interesse di Fabio Fattore, quarantenne forlivese, cronista del Messaggero, attualmente alla redazione di Pesaro. Dopo le traversie dei giornalisti impegnati a seguire le vicende belliche nella Libia del 1940 («Dai nostri inviati a Giarabub, Mursia 2006»), lo sguardo di Fattore si posa ora sulla Cina del 1900, per illuminare una trama poco nota delle missioni militari italiane all’estero. La prima, di fatto, della nazione nata da pochi anni.
Nel libro appena uscito per i tipi della Sugarco di Milano (224 pagine, 18 euro), ci si trasferisce dunque nel Paese che Churchill, anni dopo, definì «un enigma avvolto in un mistero». Un territorio che un secolo fa era profondamente diverso da quello che in agosto ospiterà le prossime Olimpiadi.
Ci troviamo dunque nell’estate 1900. La Cina è attraversata dalla rivolta anti-straniera dei Boxer e gli ambasciatori di undici potenze sono assediati a Pechino. L'Italia partecipa alla spedizione di soccorso con circa 2500 tra fanti e marinai, più pochi altri che si trovano sul posto dall’inizio e sono impegnati nella difesa delle Legazioni e nei tentativi infruttuosi di raggiungerle. È la sua prima missione internazionale all' estero, escludendo l'operazione di polizia a Creta del 1897 e la guerra di Crimea del '55, combattuta però dal Regno di Sardegna e senza giustificazioni umanitarie: per la seconda—in Libano—bisognerà aspettare 82 anni.
È anche la prima volta che gli italiani, di fatto, scoprono la Cina e i cinesi: attraverso le testimonianze dei giornalisti che mandano corrispondenze, gli ufficiali, i diplomatici e i missionari che scrivono diari e scattano foto, i soldati semplici che vivono sulla loro pelle lo scontro tra due civiltà. Di quell’impresa resterà poco: la minuscola concessione di Tien-tsin, che l'Italia conserverà fino alla Seconda guerra mondiale, una lezione che come al solito non insegnerà niente, un ricordo sempre più sbiadito.