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Recensioni

Gli italiani che invasero la Cina. Cronache di guerra 1900-1901

L'avventura italiana in Cina nel 1900: una pagina quasi dimenticata su cui si è scritto molto poco. Al massimo è stata considerata un'appendice del tutto marginale alla storia del colonialismo italiano. In realtà, di spunti interessanti ne offre tanti...

Quando due umbri ”invasero” la cina: la storia in un libro di Paola Ridolfi

Pubblicata: Il Messaggero. Edizione Umbria
Data: 23/05/2008

A 24 anni lasciò la sua Orvieto in bicicletta, dopo avere mandato a rotoli la sartoria ereditata dal padre, e andò a Roma in cerca di fortuna: la trovò subito e due anni dopo era già l’inviato speciale più famoso d’Italia. Si chiamava Luigi Barzini, l’uomo che rivoluzionò il modo di fare giornalismo, e che debuttò come corrispondente di guerra per il ”Corriere della Sera” nell’estate del 1900, a 26 anni, durante la rivolta dei Boxer in Cina.
A questa pagina di storia quasi dimenticata è dedicato il libro di Fabio Fattore ”Gli italiani che invasero la Cina, cronache di guerra 1900-1901” (Sugarco, pag. 224, 18 euro) in questi giorni nelle librerie. L’autore, giornalista del Messaggero, già nel suo precedente ”Dai nostri inviati a Giarabub”, aveva affrontato il tema dei corrispondenti di guerra italiani, ma limitandosi al ventennio fascista. Ora fa un passo indietro e indaga sul loro capostipite, Barzini senior, mandato a raccontare le imprese del corpo di spedizione italiano in Estremo Oriente. Il Regno d’Italia, un po’ per velleità di potenza un po’ per cercare un riscatto dopo il disastro di Adua del 1896, si avventurò nel 1900 nell’impresa di Cina: accodandosi alle super potenze, mandò circa 2500 tra fanti e marinai per liberare le ambasciate di Pechino assediate dai Boxer (un movimento xenofobo che si trascinò dietro la stessa corte imperiale). Alla fine della guerra e delle violente rappresaglie che ne seguirono, l’Italia ottenne una minuscola concessione a Tianjin (una metropoli che oggi conta quasi 10 milioni d’abitanti) e ne mantenne il possesso fino alla Seconda guerra mondiale. Fu la prima volta che l’Italia partecipò a una missione di polizia internazionale; fu anche la prima volta che gli italiani, dai soldati al fronte al pubblico che ne seguiva le vicende sui giornali, si scontrò con il mondo cinese. Fattore ricostruisce la storia di quell’avventura esotica quasi dimenticata attraverso alcuni dei suoi protagonisti: ufficiali, soldati, diplomatici, missionari. Barzini è uno dei personaggi principali. Le sue cronache, spesso critiche, fecero scandalo: una in particolare, in cui denunciava la disorganizzazione logistica del corpo di spedizione, scatenò polemiche sulla stampa e un dibattito in Parlamento. Nel libro di Fattore, a parte il giornalista orvietano, s’incontra poi un altro personaggio umbro: si chiamava Antonino Fantosati, era nato a Trevi nel 1842. Francescano, partito per la Cina come missionario, diventò vescovo della provincia dell’Hu-nan meridionale dove morì martire, durante la rivolta dei Boxer, insieme ad altri due sacerdoti italiani. Fantosati fu beatificato nel ’46 e proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 2000, la sua festa si celebra il 7 luglio, giorno del suo martirio.