Sei in: Home Page > Gli italiani che invasero la Cina. Cronache di guerra 1900-1901 > Recensioni > Recensione

Recensioni

Gli italiani che invasero la Cina. Cronache di guerra 1900-1901

L'avventura italiana in Cina nel 1900: una pagina quasi dimenticata su cui si è scritto molto poco. Al massimo è stata considerata un'appendice del tutto marginale alla storia del colonialismo italiano. In realtà, di spunti interessanti ne offre tanti...

Dal nostro inviato Luigi Barzini: "Gli italiani hanno 'invaso' la Cina" di Annabella d'Avino

Pubblicata: Il Messaggero
Data: 28/07/2008

Le immagini di un film visto da bambino in cui, fra i “buoni” che combattono contro i Cinesi (nel ruolo di “cattivi”), compaiono marinai italiani e bersaglieri. Una domanda: che ci facevano gli italiani in Cina nel 1900? Nasce da questi stimoli Gli italiani che invasero la Cina (Sugarco, 220 pagine, 18,00 euro) di Fabio Fattore, giornalista e già autore di Dai nostri inviati a Giarabub. Una cronaca di guerra - ricca nella documentazione, lucida nella interpretazioni dei fatti, profonda nella suggestione di atmosfere - che diventa il racconto dello “spirito di un'epoca”. Nell'estate del 1900, durante la rivolta anti-stranieri dei Boxer, gli ambasciatori delle potenze occidentali sono assediati a Pechino, così viene decisa una missione militare per salvarli. L'Italia vi partecipa (con 2500 fra fanti e marinai) insieme ad altre sette nazioni, fra cui Francia, Inghilterra, Germania. Un'azione umanitaria che nasconde e mira a soddisfare interessi economici su quell'immenso territorio. Un'impresa “eroica” che serve al nostro paese per cancellare il disastro di Adua e la vergogna di un colonialismo fallimentare. Un giovane corrispondente del Corriere della Sera, Luigi Barzini, incaricato di seguirla, la descrive con uno stile che farà scuola, rendendolo il maestro di tutti gli inviati che verranno dopo. Gli straordinari articoli di Barzini (che aveva previsto pure: «troveremo il made in China persino nelle nostre mutande») rappresentano alcune delle moltissime fonti di questa ricostruzione di un episodio dimenticato della nostra storia, che contiene tante “colpe” nazionali e allora insegnò “poco o niente” a militare e politici, come avverrà in altre missioni nel corso del Novecento. Per questo è interessante conoscerlo e ripercorrerlo grazie a Fattore. Il 17 luglio «l'Europa che parte in crociata contro la Cina», lascia Porto Said. Tutti uniti, fra inni e fanfare, pochi anni prima di massacrarsi nella Grande Guerra. L'otto agosto la Città Proibita «spalanca le porte ai diavoli stranieri che vi entrano da conquistatori». Nell'agosto del 1901 il contingente italiano ritorna in patria, mentre si preparano i negoziati di pace. Un anno di stragi, razzie, esecuzioni, vendette e violenze, mentre a Roma il governo minimizza le inefficienze della spedizione. Fra mancanza di mezzi e disorganizzazione logistica, i nostri soldati sono abbandonati a se stessi in quel mondo sconosciuto, pedine confuse nello scontro di civiltà. E quando si celebra la vittoria con una parata internazionale, agli italiani “tocca la parte dei pezzenti”. Persa anche l'occasione di combinare buoni affari commerciali, come fecero gli altri stati alla fine dell'assurdo conflitto. Ma come ogni guerra anche quella (per citare ancora Barzini) «lascia orme così profonde e vaste che schiacciano tutto e tutto distruggono, che il seguirle dà emozioni indimenticabili». Queste emozioni, dopo averle inseguite, Fattore trasmette al lettore.