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Recensioni

Gli italiani che invasero la Cina. Cronache di guerra 1900-1901

L'avventura italiana in Cina nel 1900: una pagina quasi dimenticata su cui si è scritto molto poco. Al massimo è stata considerata un'appendice del tutto marginale alla storia del colonialismo italiano. In realtà, di spunti interessanti ne offre tanti...

La Napolitown di Tianijn. Avventurieri del Novecento di Giovanni Chianelli

Pubblicata: La Repubblica. Edizione Napoli
Data: 31/07/2008

Per piazza Dante basta scendere all' aeroporto di Pechino, proseguire per Taku ed entrare a Tien-Tsin. Nessuno scherzo. Per 50 anni l' Italia ha avuto in concessione un' enclave, Tien-Tsin appunto, nel nord della Cina. A tutti gli effetti territorio italiano. Dopo la spedizione per la Rivolta dei Boxer nel 1900 fu garantito all' Italia, che aveva inviato un corpo di spedizione come molte altre potenze straniere, una concessione commerciale nell' area dell' odierna Tianijn. Con soli 46 ettari fu una delle più piccole che il Celeste impero diede in uso alle nazioni europee. Alla fine della II guerra mondiale Tientsin, così come i quartieri commerciali italiani a Shanghai, Hankow e Pechino tornarono alla madrepatria, che era diventata Repubblica Popolare. Una vicenda singolare, ricostruita nel capitolo "Un pezzo d' Italia" dal libro "Gli italiani che invasero la Cina" di Fabio Fattore, scrittore e giornalista del "Messaggero". Si racconta la storia della concessione e degli uomini che la abitarono dalle guerre alla presa di potere del fascismo. Come Ludovico di Giura, medico napoletano di Chiaia che partecipa, tra il 1914 e il 1922, alla fondazione del primo ospedale moderno dell' area, il Sacro Cuore, gestito dai francescani e corredato di 40 posti letto e 8 reparti specialistici. Il vulcanico Di Giura sbarca in Cina come ufficiale sanitario ma resta anche dopo il congedo. Oltre al lavoro in ospedale, diverrà addirittura medico personale dell' imperatrice Tzu-hsi, dell' ultimo imperatore Pu yi e del primo presidente della Repubblica Popolare, Yuan Shikai. Figura moderna ed eccentrica fu scrittore di romanzi, traduttore di classici orientali e compilatore di un trattato di medicina in cinese. Più romantica, forse più conforme al cliché del "latin lover", è la vita di Pasquale Vecchione. Nativo di Ponticelli, arriva a Tien-Tsin nel' 36 da marinaio. Inizia a conoscere le lingue, fa vari lavori. Un ragazzo aperto ad accogliere le suggestioni che un ambiente cosmopolita sa regalare. Infatti una sera al cinema, durante la proiezione di "Via col Vento", Pasquale conosce una giovanissima cinese, Mickie, di 16 anni. Si innamorano. Nonostante l' ostilità dei genitori di lei si sposano e hanno otto figli. I primi due nascono a Tie-Tsin, i restanti alla Sanità, dove la coppia si sposta nel dopoguerra. Ma la storia del frammento italiano in Cina passa pure per altro. Fabio Fattore, che l' ha visitata per ricerche, dice che il colpo d' occhio del quartiere italiano è notevole. Si riconosce lo stile delle nostre piazze, gli arredi urbani eleganti e l' ariosità delle strade. Il primo piano regolatore risale al 1905. Via Marco Polo, corso Vittorio Emanuele e via Principe di Udine mantengono ancora i loro nomi d' origine e sono considerati residenze di lusso per i cinesi. Anche il fascismo lascerà un' impronta: la Casa degli Italiani, in stile decò, un Forum e statue della Vittoria Alata. E proprio a un' azienda napoletana ora spetta recuperare l' urbanistica sino-italica. Si chiama "Sirena Città storica" e ha avviato da qualche anno il restauro e la valorizzazione del Quartiere Italiano e si accinge a divenire consulente generale sui temi del recupero e conservazione del patrimonio storico-architettonico di Tianjin. La municipalità ha programmato la "Settimana di Tianjin in Italia" e una mostra del materiale predisposto dalla Sirena che si è tenuta a Napoli.