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Gli italiani che invasero la Cina. Cronache di guerra 1900-1901

L'avventura italiana in Cina nel 1900: una pagina quasi dimenticata su cui si è scritto molto poco. Al massimo è stata considerata un'appendice del tutto marginale alla storia del colonialismo italiano. In realtà, di spunti interessanti ne offre tanti...

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Pubblicata: Storia Militare
Data: 01/10/2008

Estate 1900. La Cina è attraversata dalla rivolta dei Boxer, che lottano per respingere la penetrazione economica e culturale dell'Occidente. Si tratta di uno scontro tra civiltà: quella cinese, ricca di tradizioni millenarie, contro i “barbari europei”e giapponesi, i quali, a loro volta, si ritengono superiori grazie al progresso tecnologico. Gli ambasciatori di 11 potenze sono assediati a Pechino nel quartiere delle Legazioni, difesi da pochi soldati e dai marinai precipitosamente fatti affluire dalle navi stazionarie presenti nel porto di Taku. L'Italia fa la sua parte con poche decine di marinai, che combattono con valore in attesa dell'arrivo dei soccorsi nelle Legazioni e nella difesa delle suore e dei cinesi di religione cristiana asserragliati nella cattedrale di Petang, fuori dal perimetro delle Legazioni. La maggior parte dei caduti, tra cui il sottotenente di vascello Ermanno Carlotto, appartiene alla Regia Marina. Altri caduti, sempre marinai, si avranno nella prima missione di soccorso tentata dall'ammiraglio inglese Seymour. Ancora i marinai imbarcati sugli incrociatori Elba e Calabria saranno gli unici protagonisti italiani dell'assalto all'arma bianca dei forti di Taku, operazione essenziale per poter procedere verso Pechino e liberare non solo le Legazioni, ma anche la spedizione Seymour, rimasta intrappolata a metà strada. Il grosso del contingente inviato dall'Italia, circa 2.500 bersaglieri, arriverà in Cina appena in tempo per defilare il 28 agosto nella città proibita e per poi partecipare a una delle prime operazioni internazionali di “mantenimento della pace”.
Questi gli eventi illustrati, con stile accattivante e vivace, da Fabio Fattore attraverso decine di testimonianze, documenti d'archivio, lettere private e articoli di celebri reporter dell'epoca. L'autore mette in luce un periodo delle nostra storia ormai dimenticato, ma indispensabile per comprendere le successive scelte di politica estera italiana. Si tratta della prima operazione di polizia internazionale fuori dal Mediterraneo a cui partecipò l'Italia. I rapporti, le testimonianze e gli articoli dell'epoca - che provocarono anche interrogazioni parlamentari - illustrano le enormi difficoltà logistiche e di pianificazione che dovette affrontare il Regio Esercito nell'inviare una forza di spedizione di 2.500 uomini e centinaia di quadrupedi così lontano dalla madre patria e in un territorio immenso come la Cina. Grazie al sacrificio di alcune decine di marinai, gli unici italiani caduti in combattimento, l'Italia ottenne infine la piccola concessione di Tien Tsin che conserverà fino alla fine della seconda guerra mondiale.