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Recensioni

Gli italiani che invasero la Cina. Cronache di guerra 1900-1901

L'avventura italiana in Cina nel 1900: una pagina quasi dimenticata su cui si è scritto molto poco. Al massimo è stata considerata un'appendice del tutto marginale alla storia del colonialismo italiano. In realtà, di spunti interessanti ne offre tanti...

Come, quando e perche Barzini è diventato Barzini di Jacopo Zuccari

Pubblicata: Il Corriere dell'Umbria
Data: 09/07/2009

Il Cristoforo Colombo del giornalismo, il "pittor di battaglie" o, più semplicemente, il figlio del sarto. Tutto questo, e tanto altro, è stato Luigi Barzini, l'antesignano per eccellenza del reporter di guerra, a caccia di notizie in ogni angolo del pianeta, inseguendo fatti, storie, personaggi, aneddoti e retroscena: in una parola, la realtà. Fabio Fattore, giornalista de "Il Messaggero" con la passione e il gusto per la storia, ha svelato al pubblico nel libro "Gli italiani che invasero la Cina - Cronache di guerra 1900-1901" (Sugarco Edizioni) come, quando, dove e perché Barzini è diventato… Barzini. Lo racconta con passo leggero, attento, ora ironico ora "tranchant", inseguendo lui stesso (nelle fonti e sul campo) le avventure del giornalista orvietano nella prima guerra "umanitaria" mossa dall'Occidente a una potenza straniera. Stati Uniti, Gran Bretagna,Francia, Germania, Austria, Russia, Giappone e Italia schierati sotto un'unica bandiera contro i Boxer e le truppe imperiali cinesi.
C'è una data spartiacque che cambia l'ordine degli eventi e la vita di Luigi Barzini. Appena 26enne, si imbarca da Genova il 10 luglio 1900: il direttore del "Corriere della Sera" Luigi Albertini lo richiama da Londra - dove Barzini fa il corrispondente - e lo manda al centro della battaglia: a Pechino, nelle Legazioni occidentali assaltate dai rivoltosi e nelle città (Tien-tsin, Ku-nan-shien, Hong- Kong) occupate o appena sfiorate dalla spedizione italiana. Dal porto ligure Colombo fece scoprire al mondo l'America, da qui Barzini apre all'opinione pubblica occidentale le porte della Città Proibita. "E' la Cina - scrive Fattore - che farà di lui un inviato speciale: il più grande di tutti. Il suo stile farà scuola: raccogliere le notizie di persona e sul posto, senza badare a fatica e pericoli, raccontarle con il linguaggio più semplice possibile ed essere schietto e diretto, anche a costo di dare fastidio a qualcuno". "La Cina gli cambierà la vita ma non la testa", annota l'autore. Ancor prima di raggiungere l'Estremo Oriente, Barzini - caratterialmente insicuro e incerto - si immerge nel Limehouse, la Chinatown londinese. Nei vicoli malfamati del quartiere si trasforma in "segugio": a tu e per tu con i bottegai orientali trasforma il taccuino in un dipinto e si fa cinese tra i cinesi. "L'angoscia che lo assale e la paura di non essere all'altezza sono le stesse che lo accompagneranno per il resto della vita: l'unico modoper combatterle èmuoversi, darsi da fare e sperare bene".
Barzini tratteggia la realtà con ironia, leggerezza e precisione. Nei conflitti più cruenti, nei ghetti più abbandonati, nei dolori più strazianti l'inviato di guerra del "Corriere della Sera" consegna al pubblico una "fotografia" accessibile a tutti: "Ancora oggi, a più di 100 anni di distanza, possiamo leggerlo con una facilità quasi disarmante. Barzini non è mai retorico e ampolloso, anzi ricorre all'umorismo anche nelle situazioni più tragiche. Senza mai esagerare, con profondo rispetto e senso del limite. Un'umiltà che i successi della carriera non gli toglieranno mai". "Remember your Wan", troverà scritto al ritorno in Italia sotto il coperchio della valigia da giornalista. "Possedevo un servo. Eun servo cinese - scrive Barzini - Come l'eroe di un romanzo di avventure esotiche. Immaginavo di fare di Wan qualche cosa come uno scudiero; di rendermelo devoto (per la vita e per la morte!); di portarmi appresso, a cavallo, quel gigante giallo attraverso le più straordinarie peripezie".